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LIBERA…MENTE

Alcune domande per iniziare

Quante volte nella vita ti capita di desiderare la libertà o più libertà nelle varie situazioni di vita?
Quante volte ti senti costretto in qualcosa che non desideri o semplicemente non hai scelto?
Quante volte brami la libertà come fosse la panacea di tutti i tuoi mali?

Prima di leggere questo articolo ti consiglio di prendere carta e penna e rispondere a questa domanda: “mi sento libero quando….?” Cerca di essere il più onesto possibile con te stesso.

Ho fatto recentemente questa domanda agli allievi di un corso di formazione e abbiamo letteralmente scoperchiato il “vaso di Pandora”.
Queste sono state le risposte più frequenti:“Quando l’altro mi capisce”, “quando gli altri approvano le mie scelte”, “quando nessuno non mi giudica”, “quando nessuno mi pressa”.

Da cui emerge prepotente la mancanza di reale libertà, ma la dipendenza da fattori esterni per percepirla.
Questo è dovuto all’interazione disfunzionale di due fattori sui quali rifletteremo:

  • l’ambiente esterno = Realtà Esterna
  • il mondo dei pensieri, emozioni, convinzioni, desideri, bisogni e percezione di ogni essere umano = Realtà Interna

Ma allora cos’è la liberta?

Il significato del termine libertà che accompagnerà tutto l’articolo, può essere riassunto nella condizione di chi può decidere a suo piacere della propria persona, di chi può autodeterminarsi.


Ma allora perché spesso le persone rispondono che essere liberi significa essere apprezzati approvati non giudicati, o avere il permesso da altri di fare qualcosa che desideriamo?
Per rispondere in modo esaustivo dobbiamo partire dalle origini.

Le origini della parola libertà

Il primo significato

Se andiamo a scovare le origini del termine libertà ci troviamo di fronte a qualcosa che in parte spiega il significato attuale e in parte spiega quelle risposte paradossali di prima.
L’origine etimologica di libertà è dal latino libertas, a sua volta derivata da liber = uomo legalmente libero cioè il contrario del servus, lo schiavo.
Fino a non troppo tempo fa nascere o rimanere liberi nel corso della vita, non era affatto scontato. Ai tempi di Roma si poteva nascere sia liber, sia servus, inoltre poteva anche accadere di perdere o acquisire la libertà (il liberto era colui che era passato dallo stato di servus a quello di liber). Quindi il termine libertà indicava la collocazione sociale per diritto di nascita o acquisita.

Il secondo significato

Ma è interessante anche la radice che sembra derivata dal termine lubere: far piacere, aggradare, da cui il termine libens: volenteroso. Perché tale origine, sembra introdurre un significato del termine libertà diametralmente opposto rispetto a quello odierno. Sembra inneggiare a modi di essere contrari rispetto a quelli che la stessa ispira.
Infatti essere persone in grado di autodeterminarsi molto spesso non ci fa essere apprezzati dalle persone con cui agiamo tale libertà e non ci spinge a compiacere, o per forza piacere all’altro.

Se facciamo riferimento alla libertà come derivato del lubere, possiamo in parte comprendere il perché spesso le persone rispondono che essere liberi sia un sinonimo di essere apprezzati, approvati, non giudicati, o ricevere il permesso da altri di fare qualcosa che desiderano. E queste persone sentono una naturale e forte spinta a liberarsi da queste catene, anche se non sanno come fare.

Oggigiorno

Se riflettiamo insieme sappiamo che la legge ci descrive già come esseri liberi all’interno di un contesto “ovviamente determinato” da regole sociali, sociopolitiche, economiche e dalla legislative, quindi non avrebbe quasi senso desiderare qualcosa che già possediamo ma forse è quel lubere a pesare enormemente sulle nostre coscienze.

Il Lubere

Lubere è la spinta o quel fattore interno, spesso inconscio, che spinge l’essere umano lontano da se stesso e dalla propria libertà. E’ vero che la natura ci spinge a dipendere fino ad una certa età dai nostri genitori, è vero che la famiglia spesso ci indica come dobbiamo essere per essere apprezzati e per essere amati, ma è altrettanto vero che la natura ha predisposto un periodo evolutivo e una funzione specifica della mente per svincolarci da questi processi: il passaggio all’età adulta.
Solo che tale processo può risultare inibito da svariate variabili e quindi, nonostante il raggiungimento dell’età adulta biologica, questo non vale per l’età emotiva e i processi di pensiero. Quindi tutti noi, in alcune situazioni della vita, ci possiamo sentire profondamente influenzati dal giudizio, dall’approvazione e dall’apprezzamento dell’altro.

Capire il Lubere ed evolvere

A questo punto dell’articolo avrete capito che chi crede di poter essere libero in virtù del ricevere il “permesso di esserlo” si trova invischiato nel lubere e quindi è inconsapevolmente bloccato da motivazioni spesso inconsce che lo sbattono qua e la come una nave nella tempesta.
Prima di dare dritte o consigli quindi preferisco aiutare le persone a capire cosa devono affrontare per uscire dai vari tranelli del lubere.

Liberarsi del lubere

L’analisi transazionale, che è un buon metodo educativo e curativo, ci viene in aiuto col costrutto degli stati dell’IO. L’IO di un essere umano viene concettualmente diviso in tre macro contenitori che si formano in periodi evolutivi diversi: il Bambino, il Genitore ed infine l’Adulto.

  • Nel Bambino troviamo i modelli di pensiero, di comportamento ed emotivi di quando eravamo bambini; quindi anche quelle paure di non essere amati abbastanza e quelle insicurezze circa le persone che ci circondano.
  • Nel Genitore troviamo il modo in cui abbiamo portato dentro di noi ed interpretato i nostri genitori e le figure di riferimento, costruendo un apparato di norme, di giudizi e pregiudizi circa noi, il mondo e la vita.

Se ci fermassimo a questi due Stati dell’io noteremmo una totale influenza del nostro passato in ogni nostra scelta della vita. Fortunatamente in fase adolescenziale comincia a formarsi una Neostruttura dell’IO: l’Adulto, che nel tempo si rinforza attraverso la nostra vita e le nostre esperienze.

  • L’Adulto esprime fondamentalmente la funzione che ci permette di adeguarci al meglio alla realtà che ci circonda e ci permette di sviluppare pensieri adeguati alla nostra età e adeguati al mondo intorno a noi. Ci permette di passare da un funzionamento secondo il “principio del piacere” ad un funzionamento che elegge i sentimenti come punto centrale della vita umana, ci permette quindi di uscire dalle trappole del lubere.

L’importanza dell’equilibrio

L’equilibrio di questi tre Stati permette al nostro mondo interno di concepire la libertà come autodeterminazione, accettando di poter non piacere, non essere amati o anche di poter soffrire di tutto questo.
Senza questo equilibrio dell’IO è comprensibile che, le risposte alla mia domanda sulla libertà fossero così prive della benché minima capacità di autodeterminazione.
Possiamo dire che le persone che hanno dato quelle risposte si trovavano nella condizione dove sia il genitore, sia il bambino spingevano fortemente verso il “lubere” mentre l’adulto affogava sotto una marea di emozioni.

Che in pratica significa che la persona, in una relazione significativa, si trova spaventata di perdere l’altro e di essere abbandonata, quindi ha come sola via di uscita il compiacere, il piacere, l’essere “volenteroso”. Mentre non possiede l’autodeterminazione che risiede nell’adulto, che in quei momenti è privo di energia, come Superman con la Kriptonite.
E’ allora naturale che interrogate sul loro sentirsi liberi, non facessero altro che rispondere come se gli fosse stata fatta un’altra domanda, cioè: “quando ti senti amato/a???”

Una via d’uscita verso la “vera libertà”

Se vogliamo uscire da questo empasse dobbiamo ridefinire il concetto di libertà. Può essere concepita come l’effetto della consapevolezza del poter sempre scegliere e decidere nella vita, abbandonando la pretesa di voler modificare il mondo intorno a noi in modo tale che soddisfi i nostri bisogni.

Detto in maniera più concreta: è prendersi la responsabilità di scegliere e decidere nonostante la paura e il desiderio di vivere sempre il piacere.
Siamo liberi per natura perchè siamo sempre liberi di avere sentimenti, di pensare, desiderare, scegliere e decidere, ma ovviamente sottostiamo a leggi naturali e leggi sociali che limitano alcuni nostri comportamenti e alcune nostre opzioni.

A questo punto la domanda sorge spontanea: come possiamo liberare quell’adulto bloccato dalle briglie della paura?
Sicuramente esistono tante strade e metodi, in questo articolo non pretendo di risolvere tutto in modo magico, però vi voglio dare qualche strumento con cui cimentarvi a sperimentare un po’ di libertà.

Consigli pratici

Il lavoro che potete fare è articolato in tre fasi:

FASE 1: Dall’impossibile al possibile

Quando vuoi prendere una decisione e senti la paura attanagliare lo stomaco e le viscere, generalmente potresti utilizzare il pensiero per ritornare in equilibrio. Solo che di solito viene usato un tipo di pensiero che nulla a che fare con l’Adulto. Potresti quindi attivare una sorta di “scusite” cercando delle motivazioni, ritenute valide, per cui non ti è possibile compiere quella scelta.

Allora, ad esempio, se non ti senti libera/o di uscire con gli amici o con le amiche per via della tua relazione affettiva, ti dirai che è “impossibile” adducendo scuse improbabili
Cioè col pensiero ti attivi a tramutare tutto ciò che ti spaventa in qualcosa che è impossibile, così puoi smettere di desiderare quella cosa e quindi di sentire la paura di affrontarla. A questo punto ti sentirai anche di compiere scelte sensate evitando qualcosa “impossibile” da realizzare.
Per riconoscere questo artificio è necessario innanzitutto riconoscere la paura che lo attiva!

Solo successivamente puoi capire che gli ostacoli che stiamo mettendo tra noi e il nostro obiettivo sono assolutamente superabili.

Quindi se pensi che non puoi uscire con gli amici perché hai 40 di febbre, hai ragione!!! Rimani a letto perché la cosa non è impossibile, ma è poco sensata.
Ma se pensi di non poter uscire perché si fa troppo tardi, perché tuo marito o tua moglie si arrabbiano, perché sei stanco e non hai tempo libero o elucubri altre scuse di questo genere, forse è meglio fare una prova e vedere se per caso hai paura di farlo.
In questa fase l’affermazione corretta è: “mi rendo conto che l’azione “x”(nell’esempio: uscire con gli amici/e) è realmente possibile, solo che sono bloccato/a dalla paura.”
Se ti rendi conto di essere in questa situazione prendi carta e penna e metti in atto l’antidoto anti-scuse. Cioè rispondi a questa semplice domanda: “cosa c’è di concreto e naturalmente incontestabile che mi impedisce di fare quella scelta o di prendere quella decisione?”

Fase 2 Fare pace con la paura

Tante persone si chiedono come eliminare la paura dalla loro vita, non comprendendo che la paura è una delle più grandi risorse che abbiamo. E soprattutto che la paura non si può togliere dal nostro corpo, perché sta all’essere umano come e quanto alcune funzioni naturali tipo la digestione, il dolore o la respirazione.

E allora che si può fare ti chiederai…
Bisogna semplicemente imparare a fare pace con la paura. Ciò significa imparare ad accettarla, a tollerarla, ad abituarsi sia a viverla che ad usarla come un metal detector.
La paura ci segnala dei pericoli, poi il pensiero dell’adulto ci permette di capire se quei pericoli sono reali o se sono nostri incubi.
Far pace con la paura significa sentirla e non fuggirla, rimanere fermi e contare anche fino a 100, come dicevano le nonne. E successivamente, passata la turbolenza ormonale, saper vagliare attraverso la funzione dell’adulto il “presunto pericolo”.
Se il pericolo è reale ti fermi o scappi, ma se il pericolo è una tua “invenzione” puoi proseguire nonostante tu senta la paura.

Fase 3 Passare all’azione e fare esperienza

Una volta impostati i primi due antivirus dobbiamo per forza iniziare la fase pratica per completare il processo di apprendimento.
Il cervello da il suo massimo quando agisce sotto la pressione ambientale, in buona sostanza quando la persona affronta realmente la situazione.
Per gestire la paura è necessario fare le azioni che temiamo.
Però sempre per rispettare i tempi e i modi del cervello è necessario fare piccoli passi, con un aumento graduale della difficoltà percepita.

Può essere utile quindi programmarsi una serie di piccole azioni con cadenza mensile. Ognuna di queste azioni è collegata ad una “scelta che spaventa” ma in sé può essere fatta in modo scollegato da essa.
Tornando all’esempio precedente posso pensare che se esco con gli amici, poi sarò abbandonato e accadranno una serie di cose brutte tipo: chi mi preparerà la cena quella sera?
Ecco che l’azione per allenarsi è da subito iniziare a prepararsi la cena per almeno qualche giorno di seguito, nonostante le reticenze e le paure, pur continuando temporaneamente a non uscire con gli amici.

Quando pezzo per pezzo avrò smontato tutto il castello degli impedimenti e quindi delle paure aggiuntive, rimarrà solo il compito di riuscire a stare con la “paura dell’abbandono”, che è la matrice emotiva del lubere, per il tempo necessario a comunicare la decisione di uscire con gli amici alla moglie o al marito.

Come far funzionare realmente gli esercizi

Se volete far funzionare questi semplici trucchetti per ritornare liberi di scegliere e decidere è necessario che capiate che è come un “lavoro reale”, quindi va agito con la stessa programmazione, motivazione e la stessa serietà.
Le cose non possono cambiare in una sola volta o in una settimana, il cervello necessita mesi di costante attivazione per formare nuove “piste neurali”, che sono alla base di ogni cambiamento/apprendimento che facciamo. Il cervello necessita un tempo medio che va dai tre ai sei mesi per costruire una traccia neurale funzionante. Questa traccia garantisce che una capacità sia  completamente acquisita.

Arrivederci a tutti
vi lascio un aforisma della nonna da usare ogni qualvolta vi sentiate non liberi a causa di qualcosa che sta fuori di voi: “Ricorda figliolo che dipende tutto dalla testa, LIBERA LA MENTE!!!”

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