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LIBERARSI DALLA PAURA?

LA PAURA CHE BLOCCA

Sei limitato, infastidito, bloccato dalla paura o dai sensi di colpa?
Sogni di liberarti da quei vincoli?
Sogni di progettare liberamente la tua vita e le tue relazioni?

Quando chiedo alle persone, durante i miei corsi, da quali emozioni vorrebbero separarsi, di solito le risposte più frequenti sono: “Dalla paura e dai sensi di colpa”

Risponderesti così anche tu? Allora vai avanti a leggere

Ti do una notizia meno bella e una invece bella:
Non puoi liberarti dalle emozioni come la paura!!!

Sono un programma “umano” estremamente utile e veloce.
Puoi pero’ liberarti del modo in cui ti limita la paura.
Siccome sono fatte per aiutarti, se ti stanno limitando c’è qualcosa che non va e si può sistemare.

Ora ti potresti chiedere: ma qual è il trucco? Perché non ci sono riuscito fino ad ora?
Perché ho letto libri, fatto corsi, impiegato il mio tempo e le mie risorse e ancora non funziona?
Nei prossimi paragrafi ne parleremo nel dettaglio.
Se hai tempo e pazienza di leggere cercherò di spiegarti il tutto.

COSA SONO LE EMOZIONI E COME CE NE “LIBERIAMO”?

EMOZIONI PRIMARIE

Le emozioni di base o primarie sono 6: gioia, paura, rabbia, tristezza, disgusto e sorpresa. Sono “programmi naturali” neurobiologici nati per la sopravvivenza della specie e per la relazione col mondo e gli altri.

Sono antichi perché compaiono in modo già efficace nei primi 2 anni di vita, sono immediati e molto efficaci. Questo perchè il bambino a quell’età non pensa (come pensiamo noi) e inoltre inizialmente non parla, ma deve cercare di farsi capire bene ogni volta che insorge un bisogno. Il bambino per sopravvivere in quel periodo evolutivo necessita di una relazione nutritiva, stabile ed efficace con una persona di riferimento, generalmente la madre, quindi le emozioni l’aiutano a creare quel legame con lei. La madre prova gioia, quando lui sta bene e sorride, prova paura quando lui piange e si dispera, tristezza se lo delude o non lo accudisce nel migliore dei modi, prova rabbia se lui esce dal seminato e rischia di farsi male o essere socialmente escluso.

IL MOVIMENTO

L’etimologia del termine risale al latino E-Moveo: muovere verso.
Infatti, come avrete notato, emozioni come la rabbia o la paura spingono fortemente ad una azione. Ad esempio si dice anche di non stare più nella pelle per la gioia e la tristezza, che è spesso percepita come un calo di forze e desiderio, ti “spinge a fermarti”.

COSA SONO IN CONCRETO?

Perché le sentiamo fortemente nel corpo, cioè sono forti gettate ormonali che scuotono in modo più o meno forte il corpo.
Gli ultimi dati generali da conoscere sono che le emozioni base che abbiamo appena nominato, in realtà sono come famiglie o contenitori nei quali esse si presentano con infinite diverse sfumature. Cioè ad esempio la tranquillità, la serenità, l’allegria, l’euforia etc sono parole che descrivono la “scatola gioia” in vari stati diversi d’intensità. Mentre la PAURA può chiamarsi, timore, preoccupazione, allerta, terrore, ansia o panico a seconda dell’intensità con cui la percepiamo.

In realtà conoscendo queste informazioni si fa prima a dare un valore quantitativo, in una scala da 0 a 10, al posto che confonderci attraverso parole che dovrebbero descrivere la diversa sfumatura di quell’emozione. Ad esempio è più chiaro pensare:” oggi ho PAURA 1” invece di “sono leggermente intimorito“, oppure “oggi sento PAURA 10” invece di ” sono letteralmente terrorizzato“.

LA PAURA SERVE?

La paura ci salva la vita!!!
E’ fondamentale per proteggerci dai pericoli, per anticipare le situazioni rischiose, per prendere decisioni sensate, per limitare comportamenti pericolosi per noi e gli altri e molto altro.
La paura innesca una reazione di attacco e fuga, o mi difendo o scappo, questo però è “sano” solo se ci si trova in reale presenza di pericolo.

La paura diventa un serio ostacolo quando si presenta in situazioni che non presentano un vero pericolo ma noi ci blocchiamo o ci difendiamo e limitiamo la nostra vita.

UN DELICATO EQUILIBRIO

Immaginate tutte le emozioni come se fossero dentro una gigantesca bilancia che sta dentro di noi, dove su uno dei piatti, il lato 1, stanno i nostri bisogni e l’emozione che ne scaturisce quando sono soddisfatti, cioè la gioia.
Mentre sull’altro piatto, il lato 2, stanno: paura, rabbia, tristezza, sorpresa e disgusto.
Ogni volta che fuori di noi qualcosa non soddisfa i nostri bisogni, o peggio, minaccia in qualche modo la nostra integrità, ecco che scattano una o più emozioni del lato 2.
La carica emotiva che ne scaturisce ci spingerà a “fare qualcosa”, a “muovere le chiappe”, per far tornare in equilibrio la bilancia, quindi per tornare a soddisfare i nostri bisogni. La chiave di questo sistema è l’equilibrio.
Ecco spiegato perché non ti puoi liberare delle tue emozioni e perché non puoi liberarti dai tuoi bisogni, soprattutto quelli naturali.

PAURA “AMMALATA” ( anche a loro succede)

Ti è mai capitato di avere paura del giudizio? Di fallire o semplicemente sbagliare? Di non essere capace? Di non farcela? Anche se non sai bene cosa non riuscirai a fare o in cosa specificamente fallirai.
Questo accade perché una volta che nel bambino compare il pensiero, le emozioni si legano indissolubilmente ad esso e questo legame genera una causalità circolare costante. Quando immaginiamo e pensiamo si scatenano emozioni, quando ci emozioniamo pensiamo ed immaginiamo. I pensieri si alimentano del riscontro sociale dei pari e degli adulti (in particolare i genitori e parenti stretti), delle norme che papà e mamma ti hanno dato, dell’immagine di te che sta prendendo forma nella tua mente.

►Ad esempio ti capita di essere spaventato all’idea di fare un colloquio di lavoro, tanto da confonderti e non riuscire ad essere te stesso? Ti capita di evitare di fare scelte, anche banali, della tua vita perché ti senti in colpa verso una persona? Ti capita di limitarti nel parlare o relazionarti con gli altri perché ti senti imbarazzato e pensi di non valere?
Tranquillo accade a molti!!!
Il tutto accade perché famiglia, scuola, parenti, lavoro, mogli e mariti hanno contribuito giorno per giorno a dare una nuova forma alla tua paura, quindi al tuo cervello.

E’ POSSIBILE “GUARIRE” LA PAURA?

Fino ad ora non ti ho parlato del ruolo del cervello in tutto questo. La notizia più bella che posso darti è che il nostro cervello è plastico, quindi sensibile al cambiamento di ambiente e situazioni, si adatta rimodellandosi per darci ciò che ci serve. Per il nostro cervello nulla è stabile e immutabile, è costruito per incarnare le svariate centinaia di migliaia di cambiamenti che viviamo in tutto l’arco della nostra vita.
Proprio per questo abbiamo potuto distorcere la sana paura o “funzionale”, ma sempre per lo stesso motivo possiamo renderla nuovamente funzionale e utile alla nostra vita.

ABBASSO LA PAURA?

Se hai compreso che le emozioni sono naturali, allora dobbiamo ristrutturare l’idea che hai della paura, la paura non è negativa o positiva è solo utile, solo che magari crescendo la abbiamo trasformata in limitante o disfunzionale. Il cervello si è trasformato di conseguenza diventando come un impianto di allarme che si è starato e ora suona a sproposito anche solo quando un soffio di vento muove l’aria.

PAURA AMMALATA E GUARIGIONE

LA FATICA

Anni fa facevo Capoeira e alla mia domanda da principiante: “maestro come posso imparare certi muovimenti e migliorarmi? Lui rispose sibillino: FATIGA, FATIGA, FATIGA!!! Che nella sua lingua significa lavoro, lavoro, lavoro!!!

1)Ecco la peggiore notizia di tutto questo articolo, se vuoi imparare a liberarti dalla schiavitù della paura devi lavorare per farlo, non esiste la tecnica magica, la pillola magica etc, esiste solo la Natura che impone un allenamento costante per fare il cambiamento, per “riabituarsi” alla paura e di conseguenza ritarare il cervello.

LA PAURA DELLA PAURA

2)Un altro fattore determinante da sistemare sono le condotte di evitamento, cioè per istinto cerchiamo di eliminare ogni esperienza, luogo, persona o attività che genera paura, generando però l’effetto di amplificarla sempre di più e sviluppando una nuova paura, forse la più “malata”: “la paura della paura”.
Purtroppo non ho esagerato, conosco moltissime persone che temono la paura stessa come fosse una malattia.

ALLENAMENTO PRATICO ALLA PAURA SANA

FASE 1) FASE PROGETTUALE IMMAGINATIVA

Il primo trucco per ritarare il cervello è di immaginare di “fare come se….”
Se non avessi paura uscirei con le amiche? Se non avessi paura mi iscriverei ad un corso di fotografia? Se non avessi paura farei questo o quell’altro?
Allora la domanda per avviare l’immaginazione è: se non avessi la paura cosa farei adesso in questa situazione???
Non perdete tempo in parole ma passate subito ad immaginarvi nel fare quelle azioni e vivere quelle esperienze, come se foste senza paura. Ovviamente anche solo immaginare crea paura, però non state rischiando nulla.
Questo esercizio va fatto con costanza per almeno 1 settimana, nelle ore della mattina, meglio appena sveglio, usando la postura dell’EROE.
La postura dell’eroe è così composta: spalle indietro, braccia che sono più indietro del busto, mento dritto, sguardo fisso in avanti.

FASE 2) LA CENTRATURA

LAVORO LAVORO LAVORO!!!
Cioè per almeno un mese bisogna allenarsi al respiro consapevole perché senza una centratura del corpo e della mente diventa difficile affrontare certe esperienze, anche se riusciamo a pensare che sono prive di reali pericoli. Non basta pensare che non ci sia un pericolo, perché l’emozione è sempre più forte del pensiero, la paura poi è una delle emozioni più violente e invasive.
Per svolgere correttamente l’esercizio vanno impiegati almeno 5 minuti (l’ideale è 15/20 minuti) alla mattina e alla sera (prima o appena dopo cena) per almeno un mese.
Svolgimento: stare seduti, immobili con la schiena dritta ma non contratta e le braccia appoggiate sulle gambe. Il compito è quello di stare in contatto costante e unico con le sensazioni che da il respiro che entra ed esce dalle narici. L’obiettivo non è essere senza pensieri, perché essi sorgono spesso spontaneamente e in modo involontario, ma riuscire a non attaccarsi o identificarsi con essi. Lasciarli passare nella mente come passano le nuvole nel cielo in una giornata estiva.

FASE 3) ABITUARSI AL FLUSSO EMOTIVO

Questa è la fase più delicata, la paura è molto forte ed invasiva, quindi la tentazione di scappare è fortissima, figuriamoci il doverla stimolare volontariamente.
Però ogni emozione, per limiti fisiologici, non può durare all’infinito nella sua massima intensità. Il picco dura poco ma è molto molto intenso.
Come abituarsi?
LAVORO LAVORO LAVORO!!! Cioè allenarsi quotidianamente ad indursi quello stato emotivo, facendo le “azioni proibite” partendo dalle cose piccolissime ed emotivamente meno attivanti, fino ad arrivare a fare quelle più impegnative.
Il cervello allenato dalle prime due fasi ti permetterà di affrontare quelle sensazioni e gradualmente di abituarti a tollerarle, fino a che gradualmente le sentirai sempre meno invasive.
Questa fase va fatta per almeno 1 mese.

FASE 4)ALLENARSI AL PIACERE “NONOSTANTE LA PAURA”

Questa è la fase finale del “tuffo”, come quando sei sul trampolino e dopo tante esitazioni, fai un urlo e salti nel vuoto, e mentre cadi cominci a goderti l’esperienza.
Però il trucco di questa fase è “fare attività” che ti risultano molto piacevoli e che prima erano veramente proibite dalla paura.
In questa fase è necessario prima del “salto” usare la postura usata nella prima fase, cioè la postura dell’EROE.
Ricorda di essere gentile con te stesso, quindi che ogni fallimento è solo un feedback, cioè non connota chi sei o cosa sai fare ma ti da solo indicazioni per aggiustare il tiro. Quindi non fermarti mai, mai e mai, cioè “LAVORA, LAVORA, LAVORA”, nonostante la PAURA e i naturali fallimenti che sperimenterai.

FASE 5) L’AUTOSTIMA

Cerca di accettare che, non solo stai facendo nuove esperienze prima a te proibite, ma che sei profondamente cambiato come persona. Ricordati costantemente le capacità che hai acquisito con tanto lavoro e sforzo, ricorda i comportamenti che riesci a fare e che prima erano impossibili. Soprattutto impara a darti un valore per il tuo lavoro e per la tua costanza nel provarci.

Arrivederci a tutti
vi lascio un aforisma del mitico e intramontabile V. Boskov, ex allenatore della Sampdoria degli anni 80 “Meglio perdere una partita 6-0 che sei partite 1-0”.
Che in pratica significa che è meglio soffrire per un periodo limitato, utile a cambiare, che soffrire sempre per evitare proprio il dolore.

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