Educare la mente col Neurofitness

Inizialmente, la mia più grande forma di ispirazione è stato l’Oriente.

Gli orientali, e in particolare i buddisti, sono i veri maestri del Neurofitness, inteso come ottimo stato di forma del cervello e della mente.

Contrariamente noi occidentali abbiamo spesso confuso l’evoluzione, promossa dalle metodiche orientali, con la pura religione. Quindi di fronte agli insegnamenti del Buddha o di altri maestri orientali, abbiamo scelto di etichettarli in modo superficiale, come una strana forma di religione, sullo stesso stampo di quelle occidentali, ma con concetti parzialmente diversi e a volte “oscuri”.

Ma niente può essere più falso!!!

Ad esempio, nel contesto del buddhismo theravada, il termine “meditazione” viene tradotto con “pali bhavana” ovvero “educazione mentale”, che si avvicina notevolmente al concetto di “ginnastica mentale”.

Ovviamente il termine “educazione mentale” è molto più completo perché aggiunge una prospettiva evolutiva al semplice concetto di ginnastica.

Educare deriva dal latino educere: tirare fuori; in pratica «far emergere, con un’opportuna disciplina, le inclinazioni naturali dell’animo e le potenzialità della mente, combattere quindi le inclinazioni innaturali e condizionate dalla cultura».

Il termine “bhavana”, oltre ad avere il significato di “educazione”, indica anche “sviluppo” e “progresso”.

Potremmo dire, semplificando, che la meditazione è una educazione della mente, con l’obiettivo di sviluppare il suo «funzionamento naturale», cioè lo stato mindful. (Stessa cosa avviene col Neurofitness).

Questo educare la mente richiede, al contrario di quanto si possa immaginare, un costante e continuativo lavoro interiore al fine di “decondizionare la mente”. (Sumedho, 1999)

Lo scopo di tale sforzo ce lo suggerisce la stessa parola “bhavana” che, sia in pali che in sanscrito, deriva dalla radice “bhu”, che significa “essere”.

Spiega Corrado Pensa, filosofo e maestro della “moderna” Vipassana: «Bhavana quindi è ciò che fa essere. Una mente bhavita, che in genere si traduce “allenata”, “addestrata”, “coltivata”, in realtà, letteralmente, è una mente svegliata dal sonno delle continue sofferenze autoinflitte».

Il fine è arrivare a vivere la mente libera, non assaggiare qua e là bocconi di libertà, ma immergersi in essa e poterla gradualmente gustare al pieno.

Praticare qualcosa implica una serie di apprendimenti e cambiamenti. Avere consapevolezza e conoscenza di tali argomenti, soprattutto capire quanto sono determinanti rispetto a tutti i concetti di questo libro, sarà l’argomento dei prossimi capitoli, dove affronteremo anche il tema del malessere e del mal-essere.

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