Come passare dal mal-essere al ben-essere

«Non è segno di salute mentale essere ben adattati ad una società profondamente malata.»  Jiddu Krishnamurti

Perché la nostra mente spesso è confusa e sovraccarica? Perché pur avendo tante comodità spesso finiamo per soffrire comunque?

Perché ci rifugiamo nei piaceri fugaci delle emozioni?

Perché scappiamo da ogni esperienza che ci mette alla prova?

Perché fatichiamo a vivere relazioni pacifiche, nutritive e appaganti?

Vi rispondo semplicemente: perché abbiamo uno stile di esistenza innaturale e poco funzionale.

Perché? Perché “siamo male”, viviamo quindi nel mal-essere.

Per Gustav Jung, la gente arriva ai limiti dell’assurdo per evitare di confrontarsi con la propria anima. Ma alla fine evitare questo confronto non è altro che uno dei tanti modi di “mal-essere”, o essere male.

 

Il disagio psicologico - Chiara Borghini

 

Cosa intendiamo per essere male?

Il modo innaturale di esistere e utilizzarsi nella vita, dove innaturale non significa sbagliato, ma si intende semplicemente fuori dai parametri naturali che regolano la vita, poiché ogni azione fatta contro natura produce una sofferenza autoindotta e ferma l’evoluzione.

Quando ti metti contro la Natura perdi sempre e ne paghi inevitabilmente le conseguenze!

Il mal-essere fu descritto esaustivamente dal Buddha quasi seicento anni prima di Cristo attraverso l’enunciazione delle quattro Nobili Verità.

 

PRIMA NOBILE VERITÀ:

La sofferenza esiste nella natura umana.

Qual è la Nobile Verità della Sofferenza? La nascita è sofferenza, la vecchiaia è sofferenza, la morte è sofferenza. Separarsi da ciò che si ama è sofferenza, non ottenere ciò che si desidera è sofferenza: tutte le cinque categorie dell’attaccamento sono sofferenza.

In pratica la sofferenza è una esperienza naturale della vita! Noi soffriamo per la malattia, l’invecchiamento, la povertà, la morte, ma anche per il disagio nell’ottenere ciò che desideriamo o nel perdere ciò a cui ci attacchiamo.

 

SECONDA NOBILE VERITÀ:

L’origine della sofferenza è nel processo di “attaccamento”.

La Seconda Nobile Verità dice che vi è un’origine della sofferenza, che è l’attaccamento al piacere.

Esiste quindi una sofferenza naturale insita nella vita stessa e una sofferenza autoindotta, l’origine di quest’ultima è dentro di noi, ed è l’attaccamento. Ciò avviene quando proviamo a rendere permanente ciò che è transitorio, quindi agiamo contro Natura cercando il controllo totale sulle nostre esperienze di vita.

Attaccarsi vuol dire cercare di bloccare e di controllare l’impermanenza che è la condizione naturale della Realtà e della vita.

L’attaccamento produce la repulsione, cioè miriamo ossessivamente al piacere e cerchiamo di negare o controllare tutto ciò che genera un minimo dolore naturale. Ad esempio molte persone evitano per scelta ogni forma di apprendimento perché genera stress, fallimenti e altre naturalissime esperienze di sofferenza. Poi si giustificano rifugiandosi nelle frasi del tipo “io sono fatto così”, “a me certe cose non interessano”, o peggio “non sono portato”, “sono inadeguato” e così via.

Così facendo agiscono contro Natura, indi “sono male” e si auto inducono una sofferenza maggiore di quella naturale. Peggio ancora protraggono quella sofferenza per tutta la vita, perché bloccano il processo di cambiamento naturale.

Credendo di controllare la vita per non soffrire, invece la si rende un incubo pieno di sofferenze.

L’attaccamento produce l’illusione di controllo.

Noi non controlliamo nulla, ma viviamo illusi di farlo e molto spesso soffriamo per le conseguenze naturali di questa illusione.

 

TERZA NOBILE VERITÀ:

“Esiste l’emancipazione dal dolore”

Per sperimentare l’emancipazione dal dolore, occorre lasciare andare l’attaccamento al controllo, alle cose, alle persone, alla scala dei valori ingannevoli, per cui ciò che è stabile è maggiormente desiderabile. Questo stato di cessazione viene denominato nirodha.

Per noi sarà imparare ad abbandonarsi al Sé Nucleare e allo stato di flusso.

 

QUARTA NOBILE VERITÀ:

“La via per uscire dalla sofferenza”

Per Buddha la Via è la meditazione e l’applicazione pratica di alcune semplici regole di vita che chiama il Nobile ottuplice sentiero.

Questa Via, studiata negli ultimi quarant’anni dalla scienza occidentale, porta gradualmente allo sviluppo della mente mindful e quindi ad una espansione della coscienza che ci permette di percepire la realtà per quello che è: impermanenza.

 

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BEN-ESSERE per uscire dal dolore

Uscire dal dolore autoindotto è quando viviamo tutto in modo naturale, compreso il dolore, in una parola accettiamo la Realtà e abbandoniamo l’illusione di controllo.

Uscire dal dolore autoindotto significa vivere pienamente l’esperienza del “qui ed ora”, vivere i momenti della vita, vivere la vita, evitando di focalizzarci esclusivamente sui nostri desideri, quindi sulle cose che abbiamo od otteniamo. Semplicemente accettare ciò che la vita ci propone, accettare le conseguenze delle nostre scelte, soddisfare i nostri bisogni naturali e accettare che i desideri non possano essere sempre soddisfatti, accettare pregi e difetti come parti di noi, né giuste né sbagliate, né belle né brutte.

Certo accettare non significa avere un atteggiamento rassegnato e passivo verso la vita, al contrario significa intuirne le complessità, sentire fiducia in sé e negli altri e percepire la forza per affrontare i momenti difficili.

Per fare questo è necessario passare dal funzionamento “normale” della mente o mente normale, la mente cane, identificata e persa nelle illusioni personali e sociali, al funzionamento della mente leone o mindful, che disidentificandosi, accetta e apprezza la vita così per come è, che trae dalla vita significato e che cerca nella vita la “via” per concretizzare questo significato.

Ogni strada che porta a sviluppare la mente mindful è una strada per ben-essere, cioè “essere bene” nella vita, e per fare questo non c’è bisogno di diventare buddisti, serve solo del sano buon senso.

La mente mindful ci permette una modalità nuova e intuitiva per essere coscienti di noi stessi e del nostro ambiente, ci permette di essere bene attraverso continui atti di spaventato coraggio e di estrema umanità.

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